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È ufficiale: in Europa c’è un partito dei minareti. Parte dai neo-fondamentalisti islamici alla Tariq Ramadan – lupi travestiti da agnelli, meno solerti quando si tratta di chiedere libertà di culto per i cristiani in Arabia Saudita o in Pakistan –, passa per gli eurocrati di Bruxelles e di Strasburgo – quelli del no al crocifisso e del sì invece al minareto – e arriva fino all’immancabile Gianfranco Fini. Ma frequentando, come mi capita in questi giorni, qualche dibattito e talk show assisto pure a una strana rinascita di affetto e stima per la Chiesa cattolica da parte della sinistra nostrana. Zitti – ci intimano –: “il Vaticano” ha parlato e tutti i buoni cattolici devono stringersi intorno alla difesa dei minareti. L’antico motto “Roma locuta, quaestio soluta”, “Quando Roma ha parlato la questione è risolta” è invocato da comunisti, dipietristi e persino musulmani. Fateci caso: quando la Congregazione per la Dottrina della Fede – che, lei sì, esprime la posizione ufficiale della Chiesa – afferma che sospendere l’alimentazione e l’idratazione dei malati in coma è omicidio per molti media italiani si tratta dell’“opinione del cardinal Levada”, subito contraddetta nella colonna accanto dello stesso giornale da un altro cardinale, magari in pensione, anziano e milanese. Se invece un vescovo o un collaboratore dell’“Osservatore Romano” attacca gli elettori svizzeri sui minareti ecco che “il Vaticano” ha parlato e i cattolici devono stare zitti.
Facebook | Massimo Introvigne: Il partito dei minareti
(tutto da leggere)
Ci sono infine dieci proposizioni a condannare gli errori relativi al liberalismo. C’è anzitutto la condanna dell’ingerenza politica in campo religioso (proposizione LXXVII: «in questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l’unica religione dello Stato, esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano»; la società dell’epoca era ancora per grandissima parte cattolica). C’è poi la proposizione conclusiva in cui si condanna l’influenza del contesto culturale in campo religioso (proposizione LXXX: «il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà»).
Di famiglia fiamminga, Herman Van Rompuy si è laureato in economia e in filosofia presso l’Università cattolica di Lovanio. Sposato con Geertrui, è padre di quattro figli. Di religione cattolica, politicamente è un conservatore. È soprannominato “il Premier poeta” per la sua passione di scrivere haiku, una forma di poesia breve giapponese. Oltre alla poesia, l’altra grande passione di Van Rompuy è l’ornitologia. È inoltre un grande tifoso della squadra di calcio dell’Anderlecht, ed è solito ritirarsi in preghiera nell’Abbazia benedettina di Affligem, famosa anche per la produzione della birra[7].
« La Turchia … non è parte dell’Europa e non sarà mai parte dell’Europa … I valori universali che sono in vigore in Europa, e che sono anche i valori fondamentali della cristianità, perderanno vigore »
—Il nuovo presidente del consiglio europeo, Van Rompuy, nel 2004
Mah..
Vi ricordo subito che: - NON ESISTE alcun tipo di ACCOUNT PREMIUM o VIP o a PAGAMENTO di Facebook - Facebook NON diventerà a pagamento (e nemmeno MSN) quindi questo messaggio che gira di account in account, di bacheca in bacheca, è FALSO:
Secondo uno studio condotto in 5 paesi dell’Europa, circa il 30% delle luci che servono per addobbare alberi di Natale ha grossi difetti di fabbricazione. Il 25% dei problemi riguarda i fili delle lucine a rischio di cortocircuito. La commissaria alla protezione dei consumatori, Meglena Kuneva, avverte: ”Questi prodotti pericolosi, il 41% di cui viene dalla Cina, sono in tutti i negozi europei perche’ il nostro e’ un mercato aperto”.
Ue: luci di Natale a rischio esplosione - Corriere della Sera
(io direi il 99%)
La Corte Costituzionale: «la persona umana va posta al di sopra degli interessi economici»
Berlino, niente shopping la domenica
«Viola la Costituzione tedesca»Accolto il ricorso delle Chiese cattolica ed evangelica contro l’apertura dei negozi nelle domeniche di Avvento
I “vecchi” occupano fabbriche - quasi sempre decotte e con poche speranze di sopravvivere - e conquistano le luci della ribalta, mentre i giovani senza voce e rappresentanza vengono licenziati a luci spente. Lungi da me proporre una guerra tra generazioni: i “vecchi” che difendono i posti di lavoro sono i padri dei figli disoccupati, è però indubbio che lo spartito che ci viene proposto, simbolicamente, racconta di un Paese con la testa che guarda all’indietro.
Vittorio Messori da par suo